"In questo giorno santo - invoca Papa Leone - apriamo il nostro cuore ai fratelli e alle sorelle che sono nel bisogno e nel dolore. Così facendo lo apriamo al Bambino Gesù, che con le braccia aperte ci accoglie e dischiude a noi la sua divinità: a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio'". "A giorni - annuncia - terminerà l'Anno giubilare. Si chiuderanno le Porte Sante, ma Cristo, nostra speranza, rimane sempre con noi! Egli è la Porta sempre aperta, che ci introduce nella vita divina. È il lieto annuncio di questo giorno: il Bambino che è nato, è il Dio fatto uomo; egli non viene per condannare, ma per salvare; la sua non è un'apparizione fugace, Egli viene per restare e donare sé stesso. In Lui ogni ferita è risanata e ogni cuore trova riposo e pace. Il Natale del Signore è il Natale della pace". "Non lasciamoci vincere dall'indifferenza verso chi soffre, perché Dio non è indifferente alle nostre miserie", insiste. "Il Bambino Gesù ispiri quanti in America Latina hanno responsabilità politiche, perché, nel far fronte alle numerose sfide, sia dato spazio al dialogo per il bene comune e non alle preclusioni ideologiche e di parte. Al Principe della Pace domandiamo che illumini il Myanmar con la luce di un futuro di riconciliazione: ridoni speranza alle giovani generazioni, guida l'intero popolo birmano su sentieri di pace e accompagnamenti quanti vivono privi di dimora, di sicurezza o di fiducia nel domani. A Lui chiediamo che si restauri l'antica amicizia tra Thailandia e Cambogia e che le parti coinvolte continuino ad adoperarsi per la riconciliazione e la pace".