Il discorso di Leone XIV, ieri, al Giubileo dei governanti, è molto importante. Per quello che il pontefice ha detto: torna la centralità della legge naturale, come per Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (nona caso, con Wojtyla, egli indica l’esempio di un politico santo, Tommaso Moro che «non esitò a sacrificare la sua stessa vita pur di non tradire la verità»). Ma quello di ieri è un discorso importante anche per ciò che non ha detto: non c’è traccia infatti né di emergenza climatica, né di immigrazionismo, (...) i due temi fondamentali del predecessore. Leone XIV torna a inserirsi nel magistero dei Pontefici del XX secolo (inoltre con l’invito a riflettere sulla novità dell’intelligenza artificiale). Ormai è evidente la sua logica pastorale.

Provo a spiegarla. Se a un veicolo, lanciato a gran velocità, si dà una sterzata brusca si sbanda, si perde il controllo e si ribalta. Se invece, con lo stesso veicolo, si diminuisce la velocità e si curva leggermente, mantenendo costante la correzione, si ottiene un’inversione di marcia completa, in sicurezza, senza perdere il controllo e senza incidenti. Questa seconda scelta è il metodo di Leone XIV, in ogni suo intervento. Il predecessore argentino invece è ben rappresentato nella prima modalità di guida.