Sabato Leone XIV ha parlato all’Accademia Mariana Internazionale e, riassumendo i contenuti del Congresso che gli sono stati riferiti (quindi non il suo pensiero, ma quello del Congresso), ha esordito così: «In questo 26esimo Congresso vi siete domandati se una Chiesa dal volto mariano sia un residuo del passato oppure una profezia di futuro, capace di scuotere le menti e i cuori dall’abitudine e dal rimpianto di una “società cristiana” che non esiste più».
È chiaro che non è stato un Congresso entusiasmante. Tutti sono ancora sulla linea fallimentare di papa Bergoglio, con la solita solfa del «cambiamento d’epoca», quindi la resa al mondo. Leone XIV anche stavolta, come fa da mesi, ha corretto la linea bergogliana, ma senza strappi, parlando della Madonna che, fra l’altro, è davvero rivelatrice delle diverse stagioni ecclesiali.
Prendiamo la grande crisi degli anni Sessanta. La Chiesa, con la contestazione, fu investita dall’uragano del progressismo teologico e politico che, fra l’altro, cancellò la devozione alla Madonna ritenuta un vecchio bigottismo (fu uno dei segni della deriva protestante presa dalla teologia). Seguì un crollo verticale dei praticanti e delle vocazioni. Molti sacerdoti lasciarono l’abito. Il mondo cattolico si trovò colonizzato dal marxismo e dalla teologia protestante.






