Con l’oceanico evento di Tor Vergata – preceduto dall’allegro sciamare di migliaia di giovani per le vie della città eterna – è davvero cominciato il pontificato di Leone XIV e si apre un nuovo orizzonte per la Chiesa del terzo millennio. Del resto già s’intravede la post -secolarizzazione: cominciano a sgretolarsi le ideologie anticristiane, antiumaniste e antioccidentali. Se ne colgono i segni negli eventi mondiali e nei cambiamenti culturali degli ultimi mesi a livello planetario, a cominciare da quegli Stati Uniti da cui proviene Robert Prevost (l’Europa è il continente più attardato nel vecchio nichilismo woke).
Il Giubileo dei giovani, nell’imponenza di quella spianata piena di ventenni, dopo anni di confusione e turbolenze (pure ecclesiastiche), ci pone davanti a qualcosa di affascinante: non solo mostra la perenne giovinezza della Chiesa, che è (ricordiamolo) un’istituzione bimillenaria e d’improvviso ci appare senza rughe. Ma anche evidenzia la presenza in essa di una forza strana che attrae e sembra invincibile, perché, inspiegabilmente, resiste a secoli di persecuzioni, resiste alle ideologie e ai poteri mondani, resiste senza eserciti all’irrompere di regimi e rivoluzioni, resiste alle eresie e agli scismi, resiste ai pontificati confusi e a quelli mondani, resiste alla pochezza degli uomini di Chiesa e ai loro tradimenti (a cominciare dagli apostoli, come documentano già i Vangeli), resiste a tutte le secolarizzazioni. Non solo resiste, ma diffonde ancor più la fede nel mondo.










