A un anno dall’elezione di Leone XIV è evidente la serenità che ha portato nella Chiesa dopo il terremoto del predecessore. Non illumina solo per la bellezza delle sue meditazioni spirituali, per la sua paternità e la sua mitezza. Ma anche per le correzioni di rotta.

Per esempio, rispetto agli anni passati in cui la Chiesa sembrava ormai una Ong, ieri, parlando alle associazioni cattoliche di carità degli Stati Uniti, ha sottolineato che «amare il nostro prossimo comporta offrirgli la possibilità di un incontro autentico con Dio».

Non è un dettaglio. È l’enorme differenza che passa fra Madre Teresa o don Bosco e l’azione delle Ong. Con il predecessore c’era confusione. Ma Leone può guardare a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Il loro magistero era coerentemente cattolico, armonico come una cattedrale. Era chiaro il centro – Gesù Cristo unico salvatore – da cui si irradiavano poi tutti gli insegnamenti secondari che rimandavano sempre all’essenziale. Anche nella dottrina sociale.

Pure il magistero di Leone è una cattedrale, ma talora in questo anno sono apparsi dettagli fuori contesto, come se – nella cattedrale- vedessimo la bandiera dell’Onu in una cappella laterale o un ritratto di Landini al posto di San Giuseppe o uno striscione contro i missili a Comiso, residuo di una manifestazione degli anni Ottanta (applaudita dall’Urss), al posto della statua della Madonna. Da dove viene tutto questo?