In pochi mesi dalla sua elezione al soglio di Pietro, può forse già dirsi con buona certezza che la divina Provvidenza, o la storia se si è laici, ha affidato una missione ben precisa al “Papa americano”: ritornare con chiarezza a quei solidi principi o dogmi su cui la Chiesa si regge da due millenni. Se ne è avuta una riprova ieri quando Leone XIV, parlando dei genitori di S. Teresa del Bambino Gesù, la prima coppia in quanto tale ad essere stata canonizzata, ha ricordato che il matrimonio è un “cammino di santità”. E che nella sua forma canonica di unione fra un uomo e una donna è stato voluto da Dio stesso.

Il Papa è ovviamente ben consapevole del fatto che i nostri sono “tempi travagliati e disorientati”, ove tutte le istituzioni e i costumi ereditati dal passato sono messi radicalmente in discussione. E che il matrimonio viene considerato un percorso “obsoleto e noioso”. E ben sa che il matrimonio classico ne fa le spese, essendo messo in discussione in diritto e di fatto. Ma sa anche ricondurre questa crisi al motivo profondo che la ispira: il predominio di una visione materialista, astrattamente individualista, egoistica della vita umana che è venuta affermandosi.

Una visione che, lungi dal portare la felicità promessa dalle utopie moderne, ha generato, soprattutto nelle giovani generazioni, un vuoto esistenziale e una depressione cronica difficilmente colmabile dai pallidi surrogati che la società consumistica offre. La Chiesa ovviamente non può essere paragonata a una normale istituzione politica, procede con passi felpati, media e raramente compie “svolte” drastiche e radicali dall’oggi al domani. Ma come non vedere nelle parole del pontefice una presa di distanza netta rispetto a tutte le aperture degli ultimi decenni a coppie queer, a matrimoni non canonici, a nuove forme di unione. Dal possibilismo che emergeva dalle tante teologie della cosiddetta “liberazione”, di cui non pochi vescovi e Chiese locali (in America Latina ma anche in Europa) si erano fatti corifei, con Leone si ritorna ad una sana tradizione, che non significa certo immobilismo ma capacità di muoversi nel tempo tenendo fermi quei principi senza i quali una Chiesa cattolica semplicemente non si dà.