In realtà il Pontefice, dopo aver ricevuto in questi primi mesi tutti i vertici della Chiesa, ha le idee ben chiare, anzi chiarissime, su coloro di cui potersi fidare e chi, con gentilezza, accompagnare alla porta. Il primo in ordine d’importanza che non vedrà confermato il suo mandato è Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. Il presule romano naturalizzato felsineo ha commesso vari errori negli ultimi tempi, alcuni dei quali risultati oltremodo pruriginosi al Papa. Se il lungo colloquio con Francesco Merlo alla festa de La Repubblica, in cui il porporato si era lasciato andare a stravaganti risatine e ad un maldestro «Francesco manca molto a tutti noi», era stato derubricato da Leone a semplice compianto per la morte di Bergoglio, non sono affatto piaciuti al pontefice altri episodi più recenti che hanno visto protagonista il cardinale di Bologna. Quella lettura interminabile dei nomi di bambini uccisi a Gaza, per esempio, è andata di traverso al Papa che sta cercando in tutti i modi di arrivare alla Pace in Medio Oriente, anche mettendo a disposizione il territorio vaticano. «La politica estera della Santa Sede la dirige Leone e secondariamente Parolin, non c’è più spazio per delegati esterni alla Segreteria» sussurra a Il Tempo un altissimo prelato molto vicino al pontefice statunitense. È ormai chiaro a tutti, quindi, che Leone XIV attenderà la naturale scadenza del mandato di Zuppi, prevista per maggio 2027, per sostituirlo al vertice della Conferenza episcopale italiana.