«Terminato il Giubileo, all’interno del quale Papa Leone XIV ha iniziato il suo ministero petrino, la prossima fase sarà il Concistoro straordinario, convocato per il 7 e 8 gennaio, e si tornerà al governo collegiale della Chiesa». Fra le righe del discorso pronunciato ieri dal Pontefice, il direttore emerito dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, legge fra le righe «gli indizi, come è stato osservato in queste settimane, di un deciso programma di rinnovamento della Chiesa cattolica».

Da che cosa lo si deduce?

«Alla sua morte, Papa Leone ha preso in mano molto seriamente il Giubileo. Nello stesso tempo ha iniziato a ricevere una quantità davvero notevole di persone – basta scorrere l’impressionante serie delle sue udienze – per prendere, come Pontefice, una conoscenza diretta e dunque molto approfondita di questioni e problemi e per entrare meglio nei meccanismi interni della Chiesa e del suo governo. Si è preparato così a intervenire sul suo funzionamento. In questi mesi non sono trapelate indiscrezioni, ma – per limitarsi a un solo esempio – dalla nomina, in settembre, del suo successore al Dicastero dei Vescovi, il carmelitano napoletano Filippo Iannone, un canonista schivo e stimato del quale non si faceva il nome, è emerso il metodo riflessivo, ma determinato, di Prevost».