Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
22 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 16:58
“Questa amarezza a volte si fa strada anche tra di noi quando, magari dopo tanti anni spesi al servizio della Curia, notiamo con delusione che alcune dinamiche legate all’esercizio del potere, alla smania del primeggiare, alla cura dei propri interessi, non stentano a cambiare. E ci si chiede: è possibile essere amici nella Curia romana? Avere rapporti di amichevole fraternità? Nella fatica quotidiana, è bello quando troviamo amici di cui poterci fidare, quando cadono maschere e sotterfugi, quando le persone non vengono usate e scavalcate, quando ci si aiuta a vicenda, quando si riconosce a ciascuno il proprio valore e la propria competenza, evitando di generare insoddisfazioni e rancori”. È il passaggio chiave del primo discorso natalizio di Leone XIV alla Curia romana, ricevuta nell’Aula della Benedizione, nella prima loggia del Palazzo Apostolico. Un testo in perfetto stile bergogliano. Francesco, infatti, proprio in questa occasione, nel 2014, pronunciò un durissimo e indimenticabile discorso sulle quindici malattie curiali. Mentre Prevost, pochi giorni dopo la sua elezione, aveva detto: “I papi passano, la Curia rimane”. Un’affermazione che sembrava aver ribaltato completamente la visione anticuriale di Bergoglio.












