Milano, 22 dic. (askanews) – Il match perfetto tra cibo e vino non esiste ma esistono strumenti per far funzionare l’incontro con coerenza, riducendo l'”errore” e aumentando la consapevolezza della scelta. È da questo presupposto concreto, prima ancora che teorico, che prende forma “Vinology- Abbinamenti” di Alessandro Torcoli, guida edita da Bur Rizzoli, che mette in discussione l’idea dell’abbinamento cibo-vino come esercizio riservato a specialisti e restituisce al lettore un ampio spazio di autonomia fondato su criteri semplici, ripetibili e verificabili nell’uso quotidiano. “Abbinare significa prendere decisioni ragionate, non dimostrare di sapere. È un esercizio di buon senso prima ancora che di conoscenza”.

La premessa non è un’esposizione teorica accademica ma una dichiarazione di metodo: riconoscere poche caratteristiche essenziali di piatti e vini (corpo, dolcezza, struttura, intensità) e usarle come bussola, imparando a considerare il vino non come un oggetto da idealizzare ma come un compagno di tavola che risponde a variabili concrete. “Per imparare ad abbinare con soddisfazione cibo e vino non sono necessarie tutte quelle conoscenze e capacità di discernimento. È sufficiente attenersi a poche regole base”, scrive Torcoli, spostando l’attenzione dalla performance degustativa alla relazione concreta tra piatto e bicchiere.