“Ognuno si porta con sé uno zainetto fatto di tutto quello che siamo stati. Il mio passa dal disagio sociale, ambito in cui ho lavorato a lungo, al benessere che cerco di offrire a tavola. Il filo rosso è chiaro: relazione, scambio, empatia”. Alberto Gipponi non è un cuoco convenzionale. Intanto perché ha trovato la sua strada ai fornelli a 35 anni, quando aveva già vissuto almeno tre vite professionali, avendo lavorato nel sociale, in università e come musicista. Ma anche per quella tensione verso la ricerca, la scoperta e il rapporto autentico con l’altro che caratterizza la sua personalità prima ancora dei suoi piatti. Incoronato dall’Espresso “Outsider dell'anno” 2025, nei giorni scorsi è stato protagonista a Torino, a Buonissima, di un talk sull’equilibrio a tavola insieme ad Acqua San Bernardo, dove ha affrontato un tema insolito per l’alta cucina: il pairing non con il vino, ma con l’acqua. Nel favoloso mondo di Gipponi gusto, spiritualità, relazione si intrecciano fino a diventare tutt’uno. E allora c’è poco da stupirsi se nel suo ristorante può capitare che imbracci la chitarra per trasformare gli aromi in suono. Che si rifiuti di servire prima le donne “perché è un retaggio patriarcale e obsoleto”. O che sfidi il pubblico con esperimenti come la pasta che cuoce la metà del tempo e i cannelloni d’aria. Perché per Gipponi, chef di “Dina” a Gussago (Brescia) - pochi coperti, tanta intimità - la cucina è prima di tutto una forma di ascolto.
Lo chef Gipponi: “L’abbinamento perfetto cibo-vino? Non esiste”
Per il cuoco di Dina a Gussago (Brescia) nella maggior parte dei casi il pairing è solo un accompagnamento e spesso l’acqua funziona meglio. E nel futuro: “Sto…







