Piatti eccellenti, grandi prodotti regionali, street food, vino spiegato in modo semplice, facendo leva su cultura e tradizione. E con il prezzo giusto. Carlo Cracco ha una strategia precisa per rilanciare il vino in questa fase storica in cui i consumi arrancano e il salutismo mette il bere all’angolo. Il vino non è alcol, è testimone della nostra cultura. E un alleato d’oro per il cibo. Ma a una condizione: non deve costare troppo. Con questa filosofia, insieme alla moglie Rosa Fanti sta portando avanti il progetto VistaMare, azienda agricola a Santarcangelo di Romagna, dove entro l’estate aprirà anche l’hospitality con piscina e un ristoro dove assaggiare i suoi piatti eccellenti.
Carlo Cracco e il tuorlo marinato per una carbonara Roma style
06 Marzo 2026
Il vino vive una fase complicata, come si esce da questa crisi?
“La crisi del vino è un bel dilemma: siamo stati un po’ “ubriacati” dal boom del settore in passato e adesso bisogna stare più tranquilli. Anche sui prezzi bisogna cercare di non esagerare. Tutto aumenta e tutto andrebbe adeguato, ma se poi non lo vendi è un problema. La questione riguarda sia il prezzo di partenza dalle cantine sia i ricarichi nei locali, è una filiera che deve essere più performante: non dobbiamo mettere paletti, il vino va bevuto, punto. È chiaro che i costi aumentano, però bisogna mantenere un equilibrio, altrimenti succede che i ricarichi vanno fuori controllo: il ristoratore alza i prezzi perché non riesce a stare dentro, e alla fine il cliente fa fatica e beve meno o non beve. Io sono dell’idea di evitare eccessi, ma di bere poco e bene: meglio un buon bicchiere che mezza bottiglia di un vino che non mi dà nulla”.






