VENEZIA - Un inverno demografico che rende introvabili i lavoratori, congelando ogni idea di crescita. Infrastrutture che «non possono più attendere»: dalla quarta corsia dell'A4 («necessità vitale»), al rinnovo della concessione dell'A22 («oggi in stallo inaccettabile»); dal prolungamento della Valdastico Nord, alla nuova Romea Commerciale. Gli industriali del Veneto avevano lanciato un messaggio forte e chiaro, poco prima delle elezioni, quando avevano riunito a Mestre i due principali candidati ed esposto le loro istanze. Ed ora che Alberto Stefani è stato eletto governatore, il presidente della regionale di Confindustria, il veronese Raffaele Boscaini, in occasione dell'intervento di fine anno rinnova ancora una volta l'appello: «Scegliere l'industria come asse portante dell'azione di governo». Tradotto, «difendere il lavoro, il welfare e la coesione sociale».
Il ragionamento del numero uno degli industriali veneti muove da una fotografia dello stato di salute della regione: con una crescita del Pil prevista dell'1% («superiore alla media nazionale ma lontana dalle performance cui eravamo abituati»), un export che segna una contrazione dello 0,6% da inizio anno («mentre l'Italia cresce del 3,6%») e una manifattura che cala dello 0,8% nei primi nove mesi. «Dati che testimoniano una fase di transizione difficile». Per questo, «non è più sufficiente amministrare, è necessario governare con una visione», sferza Boscaini. E a buon intenditore, poche parole.






