VENEZIA - Frena ancora la produzione industriale nel Veneto orientale: - 0,5% nel primo semestre di quest’anno. Incertezza e dazi rallentano l’attività delle imprese anche se ci sono segnali di recupero con la ripresa della domanda interna, ma l’export è debole. Bene occupazione e ordinativi dopo 9 trimestri negativi. «Serve un impulso deciso dalla Manovra di bilancio italiana e da Bruxelles», esorta Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est, l’associazione che raggruppa le aziende di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo: «Il sistema sta tenendo, ma non basta la capacità di adattamento. Serve un cambio di passo deciso su competitività, costo energia e rilancio investimenti. L’Europa deve scegliere». Il rischio è il «declino».
Nell’area che è il cuore delle attività industriali del Veneto nel secondo trimestre 2025 la produzione registra una flessione del - 0,7% su base annua, questo nonostante i segnali di vitalità del metalmeccanico (+ 1,7%) e la tenuta di micro (+ 0,1%) e grandi imprese (+ 0,2%). Il bilancio resta negativo, ma ci sono segnali di miglioramento se si considera il semestre, chiuso complessivamente in calo dello 0,5% sull’anno scorso. La produzione è attesa stabile tra luglio-dicembre dal 61,3% delle aziende. Cresce il fatturato dell’industria nel secondo trimestre grazie al contributo della domanda interna (+ 2,3%), debole la componente estera (- 0,4%) per il calo delle vendite verso l’Ue (- 2,2%). Stabili quelle extra Ue (- 0,1%) per l’anticipo degli acquisti dagli Usa. Gli ordinativi registrano un incremento tendenziale (+ 0,5%) interrompendo una serie di nove trimestri consecutivi negativi. Ancora positiva l’occupazione, + 0,5%. In ulteriore aumento i prezzi delle materie prime tra aprile e giugno per il 32,1% delle imprese (era il 36,3% del campione). E cominciano a farsi sentire i tagli dei tassi della Bce anche se l’incertezza riduce la domanda di credito: il costo del denaro è in aumento solo per il 9,7% delle aziende (25,5% nell’analogo periodo del 2024).







