Investono, nonostante tutto. L’analisi di Banca Ifis sulle aziende venete, presentata in occasione della tappa veronese del percorso Innovation Days, evidenzia un comparto manifatturiero ancora reattivo, «uno dei motori del Paese - sottolinea il direttore del Sole 24 Ore Fabio Tamburini - in grado di far crescere l’export di oltre il 20% dal pre-Covid». Comparto vitale seppur frenato dal contesto di incertezza. Ma se i ricavi 2025 sono visti deboli (-0,2%), resta positivo l’approccio delle imprese venete all’investimento: più di un quarto degli imprenditori dichiara di voler aumentare gli investimenti sia quest’anno che il prossimo, altri sei su dieci li manterranno costanti, solo una quota residua (il 16% quest’anno, l’8% nel 2026) pensa di ridurre il proprio impegno.

«Le imprese venete - spiega Michele Balice, Sales Area Manager Nord Est di Banca Ifis - hanno capito che puntare sull’innovazione e sulla sostenibilità è l’unica strada per competere sui mercati globali».

Nell’analisi europea (Regional Innovation Scoreboard) il Veneto si posiziona al 5° posto a livello nazionale, cedendo due piazze rispetto alla rilevazione precedente, rientrando nella categoria degli ‘innovatori “moderati’, così come al quinto posto tra le regioni si pone per numero di start up. «La struttura delle aziende, spesso di piccole dimensioni, non aiuta - commenta il presidente di Confindustria Veneto Raffaele Boscaini - lo spazio per migliorare c’è e le strade per reagire sono diverse, dalla crescita dimensionale agli accordi di sistema, aiutando le aziende ad entrare in nuove filiere. Così come sono importanti le reti innovative regionali, uno strumento cruciale per accelerare, come dimostra l’esperienza positiva dell’aerospazio». «Partecipazione a queste reti - commenta il vicepresidente all’Innovazione di Confindustria Verona Denis Venturato - che fa parte della nostra azione associativa, così come la creazione del Digital Innovation Hub Speedhub, con l’obiettivo di trasferire alle aziende conoscenze e cultura digitale». Cultura che in effetti entra in modo sempre più pervasivo nelle aziende, come testimonia ad esempio Evotec, campione veronese della ricerca farmacologica, 850 addetti, in gran parte ricercatori, con investimenti che dal 2016 ad oggi sono stati pari a 100 milioni. «L’intelligenza artificiale - spiega il managing director Maria Pilla - ci consente di gestire in modo efficace una massa enorme di dati, accelerando in modo significativo i tempi di sviluppo e il time to market dei prodotti. In prospettiva, sviluppando dei test virtuali sulla base dei dati, stiamo anche lavorando per creare le condizioni per eliminare l’utilizzo degli animali di laboratorio». Digitalizzazione che entra anche nel business dell’edilizia e dei cantieri, in apparenza ascrivibile a pieno titolo alla “old” economy. «La start up che abbiamo sviluppato - spiega il presidente di Simem Federico Furlani - già quest’anno potrebbe arrivare ad un milione di ricavi, fornendo servizi per il controllo remoto e la pianificazione/rilevazione digitale dell’attività di un cantiere, generando un database certificato anche attraverso blockchain».