Sbriciolare, dividere o aprire una pillola può comportare il rischio di perdere parte del principio attivo e, di conseguenza, della dose terapeutica e dell’efficacia. Non devono mai essere aperte le capsule gastroresistenti perché alterarle comporta la rimozione del rivestimento, progettato per mantenere il farmaco intatto, finché non passa attraverso lo stomaco e raggiunge l’intestino, con potenziali effetti lesivi tossici oltre che diminuzione dei benefici. Anche pillole a rilascio lento o controllato non devono essere spezzate né frantumante, perché formulate in modo da mantenere un livello costante di principio attivo per 8, 12, o 24 ore e influenzare la velocità di assorbimento del farmaco può comportare effetti tossici.
Eppure, soprattutto nelle strutture assistenziali, dove gli anziani prendono tanti farmaci, è prassi diffusa alterare le pillole per facilitarne la somministrazione a chi ha difficoltà a deglutire. Tali abitudini sono state studiate nell’ambito della prima indagine nazionale svolta nelle RSA per valutare l’appropriatezza e i rischi del modello di prescrizione dei farmaci e della loro forma di somministrazione. Lo studio ha coinvolto 3.400 anziani residenti in 82 strutture di 12 regioni italiane rappresentative di tutto il territorio nazionale ed è stato condotto dalla SIGG in collaborazione con ANASTE Humanitas, che ha scattato una fotografia puntuale durante il Prescription Day 2024. I risultati preliminari dell’indagine sono appena pubblicati su Aging Clinical and Experimental Research.






