«La Stampa è un patrimonio di tutti che contribuisce a definire la nostra città. Il Comune non può entrare nelle trattative tra imprenditori, ma l’informazione certificata e di qualità che offre il giornale non va trattata secondo mere logiche di mercato: i quotidiani sono baluardi di democrazia che tutti dobbiamo difendere». Parole della vicesindaca Michela Favaro alla seduta congiunta delle Commissioni Lavoro e Cultura che ieri nella Sala dell’Orologio di Palazzo civico hanno affrontato il tema della vendita del gruppo Gedi, di cui La Stampa fa parte, ascoltando le voci del Cdr e delle Rsu dell’editrice insieme ad Associazione Stampa Subalpina, Ordine dei Giornalisti e sindacati territoriali.
E intorno alla sorte incerta de La Stampa (oggetto di trattative ma ad oggi senza un nuovo editore), per una volta, la politica cittadina è parsa remare tutta quanta nella stessa direzione. Ha aperto la seduta il presidente della Commissione Lavoro Pierino Crema e via via si sono succedute le voci dei consiglieri, tra solidarietà e preoccupazione per il futuro del giornale che da 150 anni dà voce al territorio: se per Russi e De Benedictis la vendita di Gedi è «l’ennesimo segnale del disinteresse di Elkann per Torino», per Cerrato «c’è bisogno di giornalismo qualificato nell’onda di fake news che ci sommerge»; Cioria ha parlato di «un giornale che tiene alta la barra dell’informazione» e di «colpevole condotta omissiva della proprietà e della politica», Ciampolini, Firrao e Garcea di «una battaglia per il pluralismo e per un patrimonio di Torino che è una battaglia di tutti».







