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Ultimo aggiornamento: 11:39

La riforma dell’accesso a Medicina, voluta dal governo attraverso la ministra Bernini, è un imbroglio a danno degli studenti, aggravato da una beffa. Hanno ragione gli studenti a contestare la ministra, che ha dato prova di straordinaria pochezza rispondendo alle loro giuste critiche con insulti.

L’imbroglio: il numero programmato, contrariamente a quanto era stato propagandato dalla ministra Bernini, non è stato abolito, e non era praticamente possibile abolirlo. Il numero programmato, oltre a evitare il rischio di creare professionisti in eccesso, è una conseguenza della grande conquista della libera circolazione dei laureati in Europa: l’Unione stabilisce criteri formativi comuni, rispettando i quali ogni paese si impegna a riconoscere la formazione professionale erogata negli altri paesi: un medico laureato in Italia può lavorare ovunque nell’Unione. Tra i criteri rientra però la proporzione tra il numero di studenti iscrivibili nei corsi e la capienza dei corsi stessi, che per i Corsi di Laurea in Medicina include anche la dimensione delle strutture sanitarie presso le quali i laureandi si formano.

Per aumentare il numero di studenti iscritti a Medicina occorrerebbe non solo aumentare aule e docenti, ma anche la dimensione degli ospedali universitari; con i nostri numeri di aspiranti medici addirittura al di là del fabbisogno della popolazione: paradossalmente, per abolire il numero programmato avremmo bisogno di più posti letto in ospedale e più malati! Già oggi i nostri studenti si lamentano perché il loro accesso ai reparti ospedalieri è limitato, immaginiamoci cosa succederebbe se il numero di studenti triplicasse! L’alternativa sarebbe quella di uscire dal circuito della libera circolazione dei laureati in Europa: organizzarsi una laurea locale, di più basso livello.