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Ultimo aggiornamento: 7:40

Si avvicina la conclusione del cosiddetto semestre aperto, la nuova modalità di accesso ai corsi di Laurea a numero programmato in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Medicina Veterinaria, introdotta con una riforma fortemente voluta dal governo in carica. La riforma, contrariamente alla propaganda del Ministro Bernini, non abolisce il numero programmato ma consente a tutti coloro che lo desiderano di frequentare le lezioni di un primo semestre (che in realtà dura soltanto due mesi) comune ai tre corsi di Laurea e sposta il momento della selezione agli esami delle tre materie (Fisica, Chimica e Biologia) svolte nel semestre. Saranno ammessi a proseguire nel corso di studio scelto soltanto i migliori tra i candidati che avranno superato tutti e tre gli esami, mentre chi avrà superato i tre esami con voti più bassi sarà escluso dalla graduatoria ma potrà iscriversi a corsi di Laurea “affini” nei quali gli esami gli saranno riconosciuti.

Ho già sottolineato in un post precedente che l’uso degli esami come prove concorsuali comporta distorsioni molto gravi nella logica, anche giuridica, sia dei concorsi che della valutazione didattica. In questo intervento voglio considerare invece la catastrofe culturale causata da questa sciagurata riforma. Per rendere utilizzabili gli esami come prove concorsuali, il Ministero ha previsto che le prove si svolgeranno esclusivamente in forma scritta e per ciascuna materia saranno previsti 15 quiz con risposte chiuse (“a crocette”) e 16 domande “a completamento” (frasi che il candidato dovrà completare aggiungendo una parola mancante). La modalità della prova di esame non è neutra ai fini dello studio da parte dello studente: lo studente si prepara nel modo che ritiene idoneo al superamento della prova.