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Il Consiglio di Stato ha sospeso di nuovo il decreto che aveva reso illegale vendere prodotti contenenti cannabidiolo – o CBD, un principio attivo della marijuana – se non in farmacia e dietro ricetta medica. Non è la prima volta che i giudici discutono e si esprimono sulla cannabis light: negli ultimi anni i produttori hanno presentato decine di ricorsi contro i divieti imposti dal governo che i giudici hanno di volta in volta confermato o sconfessato, alimentando molta confusione sulle regole.
Il primo divieto era stato introdotto nell’agosto del 2023 dal ministro della Salute Orazio Schillaci e aveva reso illegale la vendita di prodotti a base di CBD inserendoli nella categoria delle sostanze stupefacenti. Il cannabidiolo, o CBD, è uno dei tanti principi attivi contenuti nella marijuana, e se assunto ha tra gli effetti principali quello di dare una sensazione di rilassatezza.
Il principio attivo comunemente associato all’effetto stupefacente della marijuana è invece il tetraidrocannabinolo (THC), anch’esso vendibile legalmente solo in farmacia e dietro prescrizione medica. Tutta la politica del governo sulla cannabis light si fonda appunto in modo strumentale sul presupposto che la cannabis light sia una sostanza stupefacente.









