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Ultimo aggiornamento: 16:47

Torna legale l’olio di Cbd, ovvero il cannabidiolo, principio attivo della canapa privo di effetti stupefacenti. Il Consiglio di Stato infatti ha accolto il ricorso presentato da aziende e associazioni del settore canapiero, contro il decreto del ministro della Salute Orazio Schillaci, entrato in vigore il 27 giugno 2024. Il provvedimento inseriva le composizioni orali a base di cannabidiolo all’interno della tabella dei farmaci stupefacenti, vietandone la vendita nei cannabis shop o in erboristeria. L’acquisto dunque era consentito solo in farmacia, esibendo una prescrizione terapeutica firmata da un medico ospedaliero. E ora? L’ordinanza del Consiglio di Stato sospende il decreto Schillaci, ma resta in vigore il decreto Sicurezza. L’articolo 18 vieta la lavorazione e la vendita del fiore della canapa e dei suoi derivati, incluso il cannabidiolo. Tecnicamente dunque il Cbd resta illegale, anche se per la scienza (ad oggi) è privo di effetti psicotropi. I cannabis shop e gli altri negozi dunque possono venderlo a loro rischio e pericolo. Il mercato è promettente: 15 milioni di italiani alle prese con il dolore cronico ne sono interessati, per via delle proprietà benefiche del cannabidiolo. Molti pazienti si affidano all’olio di cbd per lenire sofferenze, senza le adeguate garanzie previste per i farmaci. Anche per questo il ministero lo ha etichettato come farmaco. D’altro canto, i pazienti ripiegano sul Cbd degli shop perché la cannabis terapeutica, in Italia, è un tritacarne burocratico e acquistarla non è semplice. Ora il Consiglio di Stato riammette le vendite senza ricetta, considerando “le esigenze di continuità aziendale e occupazionale” delle imprese del settore, poiché il “pregiudizio economico” è evidente. Insomma, i provvedimenti del governo rischiano di mettere in ginocchio un settore da 30mila lavoratori, 150 milioni di gettito fiscale e un fatturato di 500 milioni l’anno.