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Ultimo aggiornamento: 8:13

In barba al governo, i magistrati riconsegnano agli agricoltori la canapa e le infiorescenze sequestrate dalle forze dell’ordine. Gli agenti compiono i sequestri appellandosi al Decreto sicurezza del governo Meloni. Ispirato dal braccio destro della premier Alfredo Mantovano, con quel provvedimento palazzo Chigi voleva cancellare il mercato della cannabis light, mettendo fuorilegge solo il fiore della pianta. Invece fusto, rami, foglie e semi restano legali: come se fosse possibile bandire una parte della canapa e salvare il resto. Risultato: le imprese agricole subiscono sequestri e i titolari rischiano 20 anni di galera per detenzione di stupefacenti. Non è chiaro cosa dovrebbero fare: contrastare le leggi della natura e impedire al fiore di germogliare? L’alternativa, per gli imprenditori della canapa, è cambiare mestiere o armarsi di avvocati per difendersi in tribunale. Neppure Coldiretti proferisce verbo contro la crociata del governo.

Del resto le forze dell’ordine ritengono di applicare la legge, quando sequestrano arbusti e fiori. Ma alcuni magistrati la pensano diversamente: se la canapa è legale, con il cannabinoide thc entro la soglia dello 0,5%, allora manca l’effetto drogante e dunque il reato, nonostante il Decreto sicurezza. E’ il ragionamento compiuto da una procura ligure, il 18 settembre scorso, quando ha restituito a un imprenditore 57 arbusti e 5 chili di infiorescenze. Dunque Alfredo Mantovano ha un motivo in più per prendersela con i giudici. Il 4 novembre, ospite del programma 10 minuti su Rete4, aveva sciorinato l’elenco delle opere di bene “bloccate” dalle toghe: “espulsioni” dei migranti, “sicurezza”, “la politica industriale” come all’ex Ilva, “lo sviluppo urbanistico di Milano”. Seguendo Mantovano, le toghe metterebbero il bastone tra le ruote anche alla presunta lotta alla droga.