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Ultimo aggiornamento: 9:39
Non basta il fiore della canapa per fare il reato. Il governo Meloni ha provato a mettere fuori legge la cannabis light con un’equazione sballata: le infiorescenze sono una droga, anche se il livello di Thc è bassissimo. Ma il castello giuridico ora traballa, smentito dalle pronunce dei tribunali. E potrebbe crollare sotto i colpi della Corte costituzionale. Dopo Brindisi, anche il giudice di Trani ha disposto il rinvio alla Consulta dell’articolo 18 del decreto sicurezza: ovvero le norme per bandire il fiore. Perché l’assunto non è supportato dalla scienza: con il Thc sotto i livelli di guardia non esistono prove di effetti psicotropi. Dunque nessun rischio per la salute e la sicurezza pubblica. E cede il presupposto dell’articolo 18, espresso a chiare lettere nel testo di legge: il fine, si legge nel provvedimento, è evitare comportamenti pericolosi “per l’incolumità pubblica e la sicurezza stradale”. Ma se il Thc non supera certe soglie e il cbd è prevalente, allora non ci sono rischi. Sempre più magistrati ne sembrano convinti. L’associazione Canapa sativa Italia ha raccolto alcuni dati con l’Osservatorio sull’articolo 18, un archivio dei casi legali sulla canapa nati dopo l’approvazione del Decreto sicurezza. Sul sito è consultabile una mole di documenti, non solo giudiziari: come “provvedimenti, dissequestri, convalide, archiviazioni e materiali utili”. Secondo il presidente Mattia Cusani, “da gennaio i sequestri sono sostanzialmente fermi”.






