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Ultimo aggiornamento: 10:10
Il decreto Sicurezza doveva stroncare la vendita della cannabis light, invece le bustine con le infiorescenze sono ancora in vendita e la maggior parte dei negozi non ha abbassato la saracinesca. Secondo le associazioni Canapa sativa Italia e Federcanapa, su circa mille esercizi commerciali il 20 o 30 per cento ha chiuso i battenti, mentre gli altri resistono nel terrore di sanzioni. Eppure, ad oggi, la “lunga guerra” delle destre al fiore verde appare congelata. Dopo il via libera al decreto sicurezza i sequestri di cannabis light sono perfino diminuiti, sostiene l’avvocato Carlo Alberto Zaina: “I provvedimenti amministrativi o penali, come i sequestri di prodotti a base di Cbd, sono in calo negli ultimi mesi. Del resto già il massimario della Cassazione ha recentemente criticato la fondatezza e la costituzionalità dell’articolo 18, che prevede il divieto di vendita e lavorazione del fiore della canapa”. Ecco l’ipotesi di alcuni addetti ai lavori: per evitare il ricorso alla Corte costituzionale e la bocciatura della norma sponsorizzata dal meloniano Alfredo Mantovano, l’unico modo è limitare più di prima provvedimenti amministrativi e denunce penali contro le aziende della cannabis light. Altro che giro di vite: per ora, il divieto del fiore sarebbe un bluff per spaventare il settore. “L’articolo 18 è, in realtà, un deterrente di mera apparenza per scoraggiare gli imprenditori, ma è stato applicato in modo concreto, sinora, eccezionalmente e sporadicamente. Pertanto non ha affatto mutato il quadro giuridico preesistente, né ha determinato, per ora, ricadute significativamente negative, sul piano penale, per commercianti o coltivatori”, dice Zaina.








