Cannabis light, si volta pagina. Il decreto Sicurezza appena convertito in legge dal Senato, dove le opposizioni hanno inscenato un sit-in nell’emiciclo e si è quasi sfiorata la rissa con la maggioranza, assesta un duro colpo alla canapa a basso contenuto di tetraidrocannabinolo (Thc). L’obiettivo dichiarato è quello di «evitare che l’assunzione di prodotti da infiorescenza della canapa possa favorire - mediante alterazioni dello stato psicofisico - l’insorgere di comportamenti che possono porre a rischio la sicurezza o l’incolumità pubblica o la sicurezza stradale».

Il divieto totale di produzione e vendita di infiorescenze e derivati

L’articolo 18 del provvedimento, fortemente voluto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, che ha la delega all’antidroga, interviene, dunque, a modificare la legge 242/2016 che disciplina il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa. In particolare, stabilisce il divieto di importazione, cessione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione e consegna delle infiorescenze della canapa (Cannabis sativa L.), anche in forma semilavorata, essiccata o triturata. Vietata anche la commercializzazione dei prodotti contenenti i fiori, compresi gli estratti, le resine e gli olii da essi derivati. In sintesi: modello coffee shop addio, l’Olanda è più lontana che mai.