I sequestri di cannabis light fatti nell’ultimo anno e mezzo dalle forze dell’ordine sono stati motivati dalla convinzione che i prodotti contenenti CBD, un principio attivo della marijuana con effetto rilassante, alterino lo stato psicofisico delle persone, con rischi per la collettività. È quello che sostiene il governo, che nel 2025 aveva vietato del tutto la vendita di cannabis light con un decreto sicurezza. Ma questa convinzione si sta scontrando con la realtà e con i tribunali. Ogni volta che un carico di cannabis light finisce nei laboratori dei periti nominati da magistrati o giudici, infatti, la risposta è sempre la stessa: la cannabis light non ha “efficacia drogante”.

Cannabis light è il nome commerciale delle infiorescenze di canapa con un contenuto di THC, il componente psicoattivo della marijuana, troppo basso per avere effetti stupefacenti. Prima del 2025 la coltivazione e la vendita erano permesse da una legge del 2016, che aveva reso legale la canapa industriale. Le soglie di THC entro cui la coltivazione era consentita erano dello 0,2 fino a un massimo dello 0,6 per cento, indicate dalla normativa europea.

Il primo divieto era stato introdotto nell’agosto del 2023 da un decreto del ministro della Salute Orazio Schillaci, che aveva reso illegale la vendita di prodotti a base di CBD inserendoli nella categoria delle sostanze stupefacenti. Un divieto ancora più esteso e restrittivo era stato inserito in uno dei tanti decreti sicurezza approvati dal governo, quello dell’aprile del 2025. L’