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Un giudice del tribunale di Torino ha archiviato le accuse nei confronti di 14 persone coinvolte in una delle più grosse inchieste aperte sulla cannabis light, che prima della legge approvata lo scorso aprile poteva essere prodotta e venduta senza problemi. L’inchiesta era stata aperta più di due anni fa e le persone erano state accusate di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti. Erano state coinvolte diverse aziende e in totale erano state sequestrate quasi 2 tonnellate di infiorescenze dal valore di circa 18 milioni di euro. Il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero che aveva definito l’attività «essenzialmente lecita».
Negli ultimi anni sono state aperte diverse indagini simili che hanno creato non pochi problemi ai produttori e ai commercianti di cannabis light.
Quasi tutte le inchieste si basavano su interpretazioni diverse e fuorvianti della legge, e sul principio che la cannabis light sia una sostanza stupefacente. In realtà la cannabis light ha un livello molto basso di THC, il componente psicoattivo comunemente associato all’effetto stupefacente della marijuana, mentre contiene maggiori quantità di CBD, principio attivo che provoca un più blando effetto di rilassatezza.







