Ripercorriamo la storia de La Stampa, lunga oltre 150 anni, dalle origini della Gazzetta Piemontese fino alle sfide che ci attendono oggi. Questa è la quinta e ultima puntata.
Giorgio Fattori è arrivato a La Stampa nel settembre del 1978 preceduto da una multiforme e straordinaria carriera, cominciata da cronista a 17 anni per la Gazzetta dello Sport (appassionato di canottaggio), proseguita all’Europeo, inviato nel mondo e direttore a 33 anni di quel settimanale che contendeva all’Espresso il racconto dell’Italia del boom, con giornalisti come Oriana Fallaci, Lietta Tornabuoni, Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Oreste Del Buono… Nel 1966 Fattori era approdato anche a La Stampa, primo inviato italiano ad entrare nella Cina di Mao. Poi al Messaggero e Panorama e infine dirigente editoriale, alla Sonzogno.
Era insomma l’uomo giusto per prendere in mano un quotidiano provato da anni straordinari e sconvolgenti, culminati nell’assassinio delle Brigate Rosse del vicedirettore Carlo Casalegno, il 29 novembre 1977. Il giornale era solidamente impiantato nella sua identità “glocal” (globale e locale), i rapporti internazionali con Le Monde, The Times e Die Welt erano solidi, si aggiunsero il Los Angeles Times, El País di Madrid, la Vanguardia di Barcellona e gli argentini del Clarín.








