«Era il sogno di un ragazzo, un punto di arrivo, la certezza di un futuro solido». Le parole di Daniele Fiorito, poligrafico de La Stampa dal 1989, raccontano l’orgoglio di chi ha legato la propria vita professionale al giornale. Da questo sentimento condiviso è nato l’incontro che ieri, alla Casa del Quartiere di San Salvario, ha riportato al centro il futuro del quotidiano in una delle fasi più delicate della sua storia dopo l’annuncio di John Elkann della trattativa per vendere il gruppo Gedi. A «La Stampa siamo noi», titolo dell’evento, è stata ribadita una posizione netta: no a chi vuole svilire il ruolo del quotidiano riducendolo a una trattativa economica, no a chi pensa di impoverire Torino svendendo una delle sue eccellenze. «Parliamo di un giornale di importanza strategica» dice Pietro Gabriele, segretario Spi Cgil San Salvario. Il sindacato, insieme all’Anpi Nicola Grosa, acquista ogni giorno tre copie de La Stampa e di Repubblica. «Ci aspettiamo che venga conservata la qualità di questo giornale, che è altissima» dice Alessandro Pagliero, segretario regionale Slc Cgil. In un contesto segnato dal rischio di «un’informazione impoverita e pilotata, difendere La Stampa significa difendere un patrimonio collettivo della città e del Paese».