Ripercorriamo la storia de La Stampa, lunga oltre 150 anni, dalle origini della Gazzetta Piemontese fino alle sfide che ci attendono oggi. Questa è la seconda puntata.

LA STORIA DE “LA STAMPA”

Da Torino al mondo, le radici de La Stampa nei sogni di Frassati

Che giornale fu La Stampa negli anni del fascismo? Dopo l’editoriale del 9 luglio 1924 che denunciava il decreto Mussolini per limitare la libertà di stampa, il destino di Alfredo Frassati era inevitabilmente segnato. Nominato ambasciatore a Berlino nel 1921, il fondatore e proprietario, aveva lasciato La Stampa nelle mani di Luigi Salvatorelli, un inflessibile antifascista che sarebbe poi stato tra i fondatori del Partito d’Azione.

Dall’assassinio Matteotti (10 giugno 1924) la vita del quotidiano era diventata difficile, con minacce e ripetuti sequestri. Frassati e Salvatorelli vennero estromessi alla fine del 1925. Un anno dopo la Fiat, appoggiata dal regime, acquisiva la proprietà e il 30 novembre 1926 il giornale usciva con un nuovo direttore, Andrea Torre, che viene ricordato come brillante polemista al Corriere della Sera, un liberale, che però non si fece problemi a indossare la camicia nera. Torre è stato il primo di quattro direttori del ventennio. Dimenticati, o per meglio dire rimossi nell’Italia del dopoguerra. I loro volti non comparivano nemmeno nella galleria di ritratti degli uffici di direzione.