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Accolto il ricorso presentato dagli avvocati del quarantaseienne. L’uomo era stato definito dalle autorità di polizia “una minaccia concreta, attuale e grave per la sicurezza dello Stato”
"Una minaccia concreta, attuale e grave per la sicurezza dello Stato”: così le autorità di polizia hanno definito Mohamed Shahin, l’imam di Torino rilasciato oggi su indicazione della Corte di Appello del capoluogo piemontese. L’uomo, 47 anni di origini egiziane, era rinchiuso dal 24 novembre in un Centro di permanenza per il rimpatrio a Caltanissetta, in Sicilia, in attesa di espulsione. I giudici hanno accolto il ricorso presentato dagli avvocati del religioso che guida la moschea Omar Ibn Al Khattab di via Saluzzo, finito nel mirino del Viminale per le sue posizioni radicali.
Mohamed Shahin è un imam di origini egiziane attivo da molti anni a Torino, dove guida la moschea situata nel quartiere di San Salvario. Vive in Italia dal 2004, è sposato, ha due figli ed è impegnato in attività religiose e culturali all’interno della comunità islamica cittadina. La sua figura è uscita dall’ambito locale ed è diventata oggetto di attenzione nazionale tra il 2023 e il 2024, quando alcune sue prese di posizione pubbliche sul conflitto israelo-palestinese hanno dato origine a un articolato contenzioso politico, amministrativo e giudiziario, culminato in un decreto di espulsione per motivi di sicurezza.













