Mohamed Shahin è libero. L’imam che da oltre un decennio guida la moschea di via Saluzzo, nel cuore di San Salvario a Torino, presto potrà riabbracciare la moglie, i suoi due figli e tutta la comunità del quartiere che in queste settimane ha alzato la voce per lui.
Shahin era recluso nel Cpr di Caltanissetta dal 24 novembre scorso, perché destinatario di un provvedimento di espulsione firmato dal ministro Piantedosi dopo le sue frasi sul 7 ottobre (giorno dell’eccidio di Hamas): «Non fu violenza», disse in un presidio in piazza Castello.
Ora è stata accolta la richiesta di riesame della convalida di trattenimento e la Corte d’Appello di Torino ha valutato che non sia necessario il trattenimento perché «sono emerse nuove informazioni tali da mettere in discussione la legittimità del trattenimento». In altre parole, Shahin torna a casa.
Perché l’imam Shahin è stato liberato dal Cpr, cosa dice la decisione dei giudici di Torino
Il Viminale annuncia comunque che non farà passi indietro sull'espulsione, anche dopo la decisione della Corte di Appello: il ministero dell'Interno farà ricorso in Cassazione per ottenere il rimpatrio dell'Imam ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale.












