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Ultimo aggiornamento: 11:18

di Luca Grandicelli

La Corte di appello di Torino ha disposto la cessazione immediata del trattenimento di Mohamed Shahin, l’imam di Torino incarcerato il 12 novembre 2024 nel Cpr di Caltanissetta. La magistratura ha infatti accolto le istanze dell’avvocato della difesa, richiamandosi direttamente alla direttiva europea che stabilisce come il trattenimento dei richiedenti protezione internazionale debba rappresentare un’eccezione e non una regola, ed escludendo inoltre la sussistenza di una concreta e attuale pericolosità. Di fatto, ristabilendo un principio elementare dello Stato di diritto, ovvero che la privazione della libertà personale non può fondarsi su presupposti politici, né su valutazioni generiche o preventive.

L’incarcerazione si è basata infatti sulle motivazioni descritte nel decreto d’espulsione, che vedevano Shahin come portatore di un’ideologia fondamentalista e antisemita e come figura di rilievo in ambienti dell’Islam radicale, con presunti legami con soggetti indagati per terrorismo, accuse da lui sempre respinte. La Corte d’appello di Torino ha ridimensionato tali elementi, chiarendo che i contatti richiamati erano sporadici e risalenti nel tempo, limitati a un’identificazione del 2012 e a una conversazione del 2018 tra terzi, e che erano stati adeguatamente chiariti dallo stesso Shahin nel corso della convalida.