New York - Mettere la tavola al servizio del dialogo: per lo chef Michele Casadei Massari essere stato scelto dalla United Nations Correspondents Association (Unca) per ideare la cena di Gala che celebra l’80mo anniversario dell’Onu, in una delle sale iconiche del Palazzo di Vetro di New York, significa rappresentare, attraverso un menu, un valore prima di tutto etico. Il prestigio della chiamata non è stato un punto di arrivo, ma un atto di responsabilità: “Non me lo aspettavo – racconta a Il Gusto – ma ho provato un senso di naturalezza. E uno dei primi doveri è stato rispondere dicendo: io ci sono”. Responsabilità e non autocelebrazione è il concetto da cui parte tutto. In questi giorni in cui la cucina italiana è stata riconosciuta Patrimonio Immateriale dell’Unesco, per lui il punto non è “cuocere la pasta al dente”, è capire cosa significhi davvero farsi interpreti di un patrimonio culturale fatto di gesti, atteggiamenti, identità condivise. “La domanda che mi pongo è sempre la stessa: come posso mettermi al servizio dell’evento mantenendo la mia identità e ciò in cui credo della cucina italiana?”.

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Chef e fondatore di Lucciola,ma anche corporate executive chef per Ferrari, culinary director negli Stati Uniti per Pastificio Felicetti e per il Consorzio del Parmigiano Reggiano, il percorso che lo ha portato dalla Bologna universitaria a New York non è stato lineare. Cresciuto tra medicina, ristoranti e un’inclinazione naturale alla curiosità, Casadei Massari ha scoperto la propria voce quando ha capito che cucinare gli permetteva di fondere tecnica e immaginazione. “È come se, per un momento, avessi la capacità di disegnare. Ho convogliato nella cucina tutto: l’amore per l’arte, per la storia dell’arte, per i colori. È un luogo di vastità infinita, dove posso giocare con tutti gli ingredienti che voglio”. La vera svolta arriva quando il professore di alimentazione gli insegna che il cibo è anche una forma di cura. “Mi ha fatto sentire legittimato - spiega - Da lì ho dato più spazio alla cucina come forma di continuità e di espressione”.