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Ultimo aggiornamento: 20:25
Come prevedibile, alla fine la Lega dirà sì all’invio di armi italiane in Ucraina anche nel 2026. Lo farà trattando con Giorgia Meloni sul testo e ottenendo di condizionare gli aiuti all’andamento delle trattative di pace, ma la sostanza non cambia e stride con gli annunci leghisti degli ultimi mesi. Da Matteo Salvini in giù, a parole infatti il Carroccio si dice da tempo contrarissimo al riarmo e all’invio di nuove armi. Alla vigilia del nuovo decreto, è utile un resumé delle promesse mancate leghiste.
“Lasciamo che Trump, Zelensky e Putin lavorino per la pace e per fermare le armi e blocchino quelli che anche in Europa, invece, hanno tutto l’interesse a continuare a costruire e vendere armi e allungare la guerra. Sapere che centinaia di milioni di dollari non sarebbero finite per salvare bimbi o difendere gli ucraini, ma per ville di lusso, conti all’estero e chissà cos’altro d uomini vicino a Zelensky ci impone estrema cautela” (Matteo Salvini, 29.11).
“Non è con le armi che finisce la guerra e non è così che intendiamo andare avanti. Per il futuro chiediamo chiarezza” (Matteo Salvini, 18.11).













