Nelle ore in cui Volodymyr Zelensky tratta su un piano di pace nato a Washington, gradito più a Mosca che a Kiev, cercando di resistere sulle concessioni territoriali grazie alla sponda degli europei, a Bruxelles il blocco degli asset congelati russi passa con il gelido consenso del governo italiano. Che si prepara a varare il decreto di proroga per le armi a Kiev e la questione agita la maggioranza.

La Lega, dopo aver minacciato di non votare il nuovo decreto per l’invio di armi a Kiev, atteso per fine anno, ha ammorbidito la posizione. Il partito di Matteo Salvini attende “cambiamenti”, non voterà “una semplice proroga”, anche se rassicura gli alleati: “Il governo non rischia”, afferma il senatore della Lega Claudio Borghi. Che ribadisce la posizione del Carroccio sull’eventuale rinnovo del provvedimento per l'invio di armi all'Ucraina: “Abbiamo sempre appoggiato le decisioni del governo senza rinunciare ad esprimere le nostre idee e, come detto già l'anno scorso, la Lega non voterà una semplice ennesima riproposizione del vecchio decreto armi. Ci attendiamo un cambiamento che ravvisi una discontinuità che tenga conto della situazione attuale e dei negoziati in corso. Nessuna intenzione di mettere a rischio un governo che con la sua stabilità è l'unica salvezza per l'Italia in uno scenario mondiale pericolosissimo: si tratta di una semplice richiesta di buonsenso, peraltro diffusissima fra i cittadini, solida e ben motivata – conclude Borghi – La Lega, come tantissimi Italiani, vuole solo la pace e le idee belliciste della Ue, prima dell'intervento di Trump, hanno fatto di tutto per allontanare la fine delle ostilità anziché avvicinarla".