L’equilibrio fragile del pluralismo, la libertà di stampa come cartina di tornasole della democrazia, il potere discreto del linguaggio capace non solo di descrivere la realtà ma anche di costruirla e dunque tanto appetibile per la politica. Gianrico Carofiglio, che alla qualità del discorso pubblico ha dedicato la riedizione del suo classico «Con parole precise» (Feltrinelli), ragiona con La Stampa nelle ore più buie del giornale e della comunità che dal basso, con tenacia, lo difende.
Raccontaci che cosa rappresenta per te La Stampa – qui il link
Cosa significa la messa in vendita di un gruppo come Gedi, un pezzo di storia dell’informazione italiana opzionata oggi da un tycoon greco che già controlla l’impero mediatico Ant1?
«I giornali non sono oggetti neutri: sono pezzi di infrastruttura democratica. Quando un gruppo così rilevante cambia proprietario, cambiano anche gli equilibri che sostengono il pluralismo. Non è un dramma in sé, ma è un fatto che richiede attenzione. Quanto al possibile acquirente straniero, non mi interessa l’identità nazionale. Mi interessa il progetto: vuole fare informazione o vuole orientare il dibattito pubblico secondo un’agenda diversa? È questa la domanda decisiva».









