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Ultimo aggiornamento: 18:06
Devo confessare che la lettura dell’ultimo saggio del Signor Caracciolo, che mi è capitato tra le mani, dal titolo L’ora di una strategia italiana, mi ha lasciato addosso quella sensazione curiosa che si prova quando si vede un amico intelligente scivolare su una buccia di banana che lui stesso ha posizionato con cura meticolosa. Il nostro autore, con l’aria grave di chi annuncia che è finita la marmellata in dispensa, ci comunica che l’America ha deciso di “concentrarsi su sé stessa”. E qui, se mi passate l’espressione, il buon Lucio ingolla l’amo, la lenza e pure il galleggiante.
L’articolo inizia con una sorta di reverenza quasi commovente verso la sincerità del nuovo documento strategico americano. Caracciolo ci dice, senza battere ciglio, che Washington vuole scaricare la “zavorra imperiale” e rinunciare a “cambiare i regimi altrui”. Ora, dico io: credere a un politico è già un azzardo, ma credere a un documento strategico americano come al Vangelo è roba da far impallidire un ingenuo di professione. La verità, che pare sfuggire tra le righe di questa prosa apocalittica, è assai meno nobile e molto più mercantile. Non si tratta di un ritiro monastico degli Stati Uniti, ma di una spartizione di zone d’influenza degna di un vecchio risiko giocato tra bari.






