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23 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 7:11

Un dato di qualche tempo fa ci diceva che in Italia si pubblicano qualcosa come dodici libri all’ora. Di questi buona parte sono biografie e thriller; poi scadenti romanzi; poca politica, e di quest’ultima poca che valga la pena di essere letta. Poca, ma ci sono le eccezioni. Ed il saggio di cui sto per parlare costituisce una eccezione duplice perché parla di comunismo (ops, comunismo, che parola desueta), dove “essere comunisti significa costruire un mondo nuovo dal quale lo sfruttamento del capitale e la soggezione allo Stato siano tolti.”

Eppure La lunga frattura parla sostanzialmente di questo, della sollevazione delle masse per ottenere un sistema di governo giusto ed eguale. L’opera è frutto dei ragionamenti fatti all’interno della redazione di Infoaut, e Infoaut è costituito da quelli che vengono abitualmente definiti “antagonisti”, sì, tipo quelli che hanno organizzato la manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna. E chi crede che siano dei balordi violenti o degli scappati di casa, si legga questo saggio profondo e documentato e sarà costretto a cambiare idea.