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3 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 12:45
Quando a lasciarci è un personaggio discutibile, che nel corso della sua vita abbiamo criticato, avversato, denigrato, è sempre difficile parlarne. Ritornare sui motivi del conflitto sembra poco opportuno, fingere che non sia accaduto nulla e cercare qua e là motivi di stima e simpatia appare ipocrita. Per cui ora che Emilio Fede è scomparso non vorrei ritornare sul suo giornalismo berlusconiano, quello che lo ha più caratterizzato, reso personaggio, oscurando la parte precedente della sua notevole carriera in Rai da ottimo inviato nel celebre Tv7 a direttore del Tg1. Facciamo una cosa, non so se sia giusta, ma è l’unica che mi sento di fare in questo momento.
Lasciamo stare il suo Tg4 e anche quello Studio aperto del 16 gennaio del 90, che in ogni caso resta nella storia della tv italiana per l’annuncio, prima di ogni altra testata, dell’attacco americano in Kuwait. E lasciamo stare la sceneggiata del fuori onda poco professionale sul caso Cocciolone. Dimentichiamo la comica delle bandierine azzurre inserite sulle regioni che credeva conquistate dal centrodestra nelle elezioni del 95 e poi spostate all’arrivo dei risultati; non parliamo dell’orrenda campagna denigratoria nei confronti dei leader del centrosinistra in occasione dell’affaire Telecom Serbia poi rivelatosi una solenne bufala.














