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Ultimo aggiornamento: 7:55

Stavo rimuginando in questi giorni che la mia collaborazione con il Fatto Quotidiano risale ormai al 2012. Da allora, ho pubblicato circa 260 post, alla media di circa uno ogni 18 giorni. Ho parlato di varie cose, più che altro di energia ma anche di clima, tecnologie, e sostenibilità. Ci sono molte cose che vi potrei raccontare di questa esperienza; incluso che ogni tanto incontro qualcuno che mi dice, “ah… ho letto quella cosa che hai scritto sul Fatto!”. Per uno che scrive per il pubblico, il massimo piacere è essere letto. Oggi, però, vi volevo parlare dei commenti. In questi anni ne ho ricevuti migliaia!

Una cosa buona di scrivere sul Fatto è che la moderazione del sito si limita a eliminare i commenti osceni, pubblicitari, incomprensibili e cose del genere. Per il resto, tutto passa e il risultato è che la massa di insulti che ho ricevuto in questi anni è fantastica: incompetente, rincoglionito, schiavo dei poteri forti, vergogna per la scienza, una rovina per i miei studenti, eccetera…

Per farvi un esempio, una volta avevo scritto che il tentativo di caricare una Tesla a casa mia aveva fatto “saltare i fusibili” dell’impianto elettrico. Ossignoriddio, l’avessi mai fatto! Era un modo di dire, ma mi sono arrivati addosso decine e decine di commenti che mi accusavano di essere un pessimo elettrotecnico dato che negli impianti domestici i fusibili non si usano più da un pezzo. Ma è così che funziona il dibattito: una delle tattiche è attaccarsi a un punto marginale per oscurare le cose fondamentali. Un’inesattezza in un testo è come uno scarafaggio nella minestra: non importa se è piccolo, la rovina comunque.