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Ultimo aggiornamento: 11:27

Sono dieci anni esatti che sono andata in pensione. “Oggi è un giorno diverso – scrivevo -, un giorno in cui la vita cambia per sempre. Un giorno in cui ti chiedi se ce la farai ad affrontare una nuova realtà e un nuovo equilibrio. Il meritato riposo è arrivato e io mi ritrovo a far parte di una nuova categoria”.

Non usavo la parola pensione, ma categoria. Chissà perché. Forse temevo che dopo aver vissuto un periodo intenso e pieno di soddisfazioni, un periodo in cui avevo ricevuto premi, intervistato persone molto importanti, conosciuto tanta gente e pubblicato moltissimi articoli e libri, potessi cedere alla noia o addirittura alla depressione?

I venti anni e più di lavoro negli uffici stampa ministeriali, con l’ultimo gratificante e autorevole posto al comando della redazione del Portale della Ricerca internazionale del Ministero dell’Università e Ricerca, mi avevano coinvolto e gratificato tantissimo. Sei lì che programmi, pianifichi, organizzi e realizzi progetti e poi improvvisamente una mattina ti svegli e non corri più. Assapori il caffè con calma. Ti siedi, leggi, guardi fuori, prepari il pranzo, apparecchi, esci. Giri pagina.