Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 11:53
Oggi se n’è andato Stefano Benni, e scrivo questo post come si fa sempre quando muore qualcuno di importante: si cerca di ricordarlo raccontando momenti trascorsi insieme. È l’egocentrismo dei morti famosi – post dove si parla di sé ma si ricordano gli altri, e ci si prova a consolare in questo modo.
Benni non era solo uno scrittore, era un architetto di mondi possibili. I suoi personaggi – dalla Luisona di Bar Sport ai protagonisti della Compagnia dei Celestini – erano specchi deformanti della nostra umanità, ma specchi che restituivano sempre dignità e tenerezza anche ai più grotteschi tra noi.
La sua scrittura ha insegnato a generazioni di lettori e scrittori che si può essere profondi restando leggeri, che l’umorismo è la forma più alta della serietà. Ha mostrato che le parole possono essere giocoleria e poesia insieme, che raccontare vuol dire inventare, e che inventare è il modo più onesto di dire la verità. Si può scrivere di qualsiasi argomento con leggerezza geniale e una valanga di ironia che non ferisce mai.












