“Viviamo l’età dell’evidenza”, dice l’ex direttore di Repubblica. Che in un dialogo inedito con il sociologo Zygmunt Bauman, diventato libro, rivendica l’urgenza di un pensiero critico. E dei giornali “misuratori del mondo”
di Simonetta Fiori
3 minuti di lettura
Nella postdemocrazia esiste ancora l’opinione pubblica? C’è ancora spazio per una elaborazione collettiva capace di trasformare il sentimento individuale in forza sociale? E, soprattutto, ne avvertiamo il bisogno o abbiamo rinunciato a pensare? A un secolo dall’uscita di Public Opinion, celebre saggio di Walter Lippmann, arriva in libreria il dialogo inedito tra Zygmunt Bauman ed Ezio Mauro, Il silenzio dell’opinione pubblica (Feltrinelli), che sancisce la fine di questo spazio critico, disperso tra i mille rivoli di un opinionismo elusivo e disorganizzato. All’epoca dell’incontro tra il sociologo dell’età liquida (scomparso nel 2017) e l’allora direttore di Repubblica, l’intreccio tra Big Tech e destre populiste era lontano, ma il libro mette a fuoco l’avvio di un processo ora prossimo al suo approdo finale. “È esaurita la stagione del dubbio”, dice Mauro. “Nell’età della tecnica la realtà è già tutta rivelata. E quindi non c’è più bisogno di fare domande”.






