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Ultimo aggiornamento: 13:21

di Alberto Minnella

Negli ultimi vent’anni, in Italia, è successo qualcosa che non ha fatto rumore, ma che ha cambiato parecchio: ci siamo abituati. Ci siamo abituati a una politica che parla più in televisione che in Parlamento, a un dibattito pubblico sempre più ridotto a slogan, a una partecipazione civile che si accende a fiammate e poi si spegne. Non c’è stato un punto di rottura, nessun evento traumatico: solo un lento scivolare verso un’idea di cittadinanza più passiva, più spettatrice che protagonista.

È per questo che la memoria del 17 novembre 1973 ad Atene può tornare utile. Non perché ci siano analogie immediate — la Grecia di allora viveva sotto una dittatura militare — ma perché quella rivolta mostra un meccanismo universale: quando un gruppo, anche piccolo, riesce a riappropriarsi della parola pubblica, l’intero sistema entra in discussione. Gli studenti del Politecnico non pensavano di fare la rivoluzione; volevano semplicemente dire la loro, e farlo davanti a tutti. È stata la reazione del potere a trasformare la protesta in un evento storico.