Due eventi e un paradosso. S'è appena chiusa Più libri Più liberi, impazza Atreju e il ribaltamento è andato in scena. Una rassegna culturale dovrebbe essere per eccellenza il luogo della libertà di pensiero, quella scomoda, imprevedibile, politicamente incontrollabile. Una festa di partito, almeno in senso classico, è sempre stata una parata propagandistica, una chiamata a raccolta di chi la pensa alla stesso modo e si riconosce in un comune mondo di riferimento, anche impermeabile rispetto a tutti gli altri. E invece, no. La fiera dei libri, dopo le polemiche, i tentativi di esclusione, le censure - e «Via i fascisti dal governo e dalla Nuvola», gridavano l'altro giorno le centinaia di persone in corteo contro l'editore di destra Passaggio al Bosco - ieri s'è conclusa con l'omaggio militante alla memoria di Michela Murgia. Che è stata la scrittrice che inventò il «fascistometro» (ovvero una misurazione per decretare chi è fascista e chi no: con il risultato che più o meno siamo tutti mussoliniani in sonno o perfino in attività).

Una fiera editoriale diventa un tempio in cui pregare alla stessa maniera: «siamo tutti anti-fa-sci-sti!!!», cantavano in corteo l'altro giorno. La politica che, viceversa, è per antonomasia il terreno dello scontro sta diventando in questi giorni ad Atreju non semplicemente la fiera di Fratelli d'Italia, ma una sorta di palestra dove allenarsi, con tanti ospiti di sinistra e dibattiti di tutti i tipi, per una concezione meno muscolare del bipolarismo. Chissà se l'esperimento della civilizzazione politica riuscirà e questo lo vedremo nelle elezioni del 2027. Ma intanto, mentre l'intimidazione contro lo stand di Passaggio al Bosco resterà una pagina scura della democrazia - e un grande volano pubblicitario, come accade sempre per i censurati dal tempo di Voltaire e anche molto prima, e infatti i libri di quell'editore detestato hanno sbancato il botteghino e i titolari hanno dovuto far arrivare altre scorte - oggi si terrà ad Atreju il confronto Fini-Rutelli ossia il remake del duello del 1993, nelle prime elezioni dirette per il sindaco di Roma. Allora si inaugurò il bipolarismo, e la riproposizione 32 anni dopo di quell'evento - tra due personalità che hanno rappresentato e anche da ex rappresentano una concezione della politica rispettosa e non brutale - vale come invito a ripensare lo stile del discorso pubblico. Mantenere le rispettive appartenenze, anche in maniera forte, ma senza aggredirsi. Non poteva essere improntata a questa concezione la fiera dei libri all'Eur?