È possibile che il parlamento approvi una legge sull’antisemitismo con i voti della maggioranza, delle sigle moderate della sinistra e dei riformisti del Pd, come Graziano Delrio, Simona Malpezzi e Filippo Sensi? È credibile, insomma, che su un tema così importante si raggiunga un’intesa che tagli fuori Elly Schlein e la dirigenza del suo partito, insieme ad Avs e ai Cinque Stelle? Per il Pd sarebbe un terremoto, per il campo largo un punto di non ritorno.

La risposta è che l’intesa, nei fatti, c’è già. È scritta nei disegni di legge presentati in Senato. Il problema è tutto della segretaria del Pd, determinata a farla saltare, perché ne va della connotazione pro-Pal del suo partito, e anche dell’idea che ha della propria leadership. Situazione molto diversa da quella di Giuseppe Conte: il M5S è tutto schierato dalla parte di chi vuole liberare la Palestina «dal fiume al mare», e così lui può godersi l’impazzimento della sua rivale per la candidatura a premier.

Sono state depositate quattro proposte per il contrasto dell’antisemitismo.

Quella di Delrio e degli altri esponenti del Pd, sottoscritta anche da Carlo Calenda e Marco Lombardo, i due senatori di Azione, è l’ultima arrivata. Le altre tre hanno come primi firmatari il leghista Massimiliano Romeo, il renziano Ivan Scalfarotto e il forzista Maurizio Gasparri. Il loro iter è iniziato, sono state assegnate alla commissione Affari costituzionali di palazzo Madama.