Rischia di vanificarsi l'auspicio di Liliana Segre perché il disegno di legge contro l'antisemitismo sia largamente condiviso, se non all'unanimità.
La senatrice a vita spera in "una convergenza trasversale, la più ampia possibile", per dimostrare che davvero chi odia gli ebrei è "un nemico di tutti". La storica sopravvissuta all'Olocausto lo ribadisce nel giorno in cui l'Osservatorio antisemitismo registra 963 episodi di odio e violenza contro gli ebrei denunciati nel 2025 e cresciuti del 100% rispetto al 2023. Al Senato il provvedimento si voterà domani. Ma i distinguo sono già sul tavolo. A partire dal Pd, che marcia diviso. Il grosso del partito non è convinto del testo (che ha come primo firmatario il leghista Massimiliano Romeo).
E annuncia che lo voterà solo se verranno accolti ulteriori emendamenti (condivisi dal M5s, ma con pochissime chance che la maggioranza accetti) sulla definizione operativa dell'antisemitismo. Altrimenti, potrebbe astenersi. Ma altri Dem - almeno sei, i cosiddetti riformisti capeggiati da Graziano Delrio - sono pronti a votarlo. E tre di loro (Delrio, Walter Verini e Sandra Zampa) lo difendono apertamente nella discussione generale.
"Una legge necessaria e importante", ammette Delrio nella sua "arringa" in Aula, aggiungendo che "non si limita la libertà di espressione, che è un diritto garantito dalla Costituzione". Quindi scandisce che il ddl non impedisce di criticare il governo israeliano e soprattutto "non è antisemitismo". Pomo della discordia è proprio l'attuazione della definizione citata nell'articolo 1 del ddl e adottata dall''International Holocaust Remembrance Alliance. Secondo le associazioni più vicine al mondo palestinese, il rischio è che ogni critica o distanza espressa al governo Netanyahu diventino in automatico una forma di antisemitismo.











