Rimmel, il capolavoro di Francesco De Gregori, resta un enigma che non si lascia decifrare del tutto nemmeno mezzo secolo dopo la sua pubblicazione. Quelle canzoni eleganti e spiazzanti, intime eppure universali, continuano a muoversi nella zona sospesa dove chi canta e chi ascolta sembrano parlare una lingua segreta. Ognuno trova una propria strada per entrare nel racconto, e forse è questa la forza che ha tenuto vivo il disco fino a oggi. L’anniversario, insomma, è così importante che persino l’artista romano, uno che non ama seguire l’onda delle celebrazioni facili, ha deciso che era il caso di fare qualcosa di più: un lungo tour, che sabato fa tappa al Forum di Assago, in cui il disco viene riproposto integralmente.

De Gregori prova tanto affetto per Rimmel: «I sentimenti che stanno dietro alle storie che ho raccontato nel disco mi appartengono perché c’è molto amore, molta passione e c’è anche un certo sguardo sulla società che ancora coltivo, anche se sono un uomo diverso da allora». Il pubblico che si vede ai suoi concerti è variegato: ci sono quelli che seguono De Gregori sin dall’inizio della carriera e quelli che si sono aggregati nel tempo. È un dettaglio che per l’autore di Pablo è significativo, «perché sicuramente aver scritto delle cose che piacciono sia ai miei coetanei, sia a chi potrebbe essere mio figlio o addirittura a chi potrebbe essere mio nipote, stabilisce il fatto che nelle canzoni c’è qualcosa di buono». Proprio le canzoni, peraltro, dal vivo saranno «fedeli alle versioni originali. Sarà una cosa abbastanza strana per me, perché di solito ho approfittato dello spazio live per poter giocare un po’ con i brani e cambiarli, ma qui invece per rispetto al bel disco che stiamo per celebrare dopo cinquant’anni, le farò molto vicine a com’erano».