Saranno decisamente diverse le persone che andranno a vedere Francesco De Gregori al Gran Teatro Geox giovedì 13 novembre, rispetto a quelle che hanno acquistato il disco di Rimmel 50 anni fa. A rimanere, oltre a quel qualcosa, fra le pagine chiare, fra le pagine scure, che cita l'omonimo brano, sarà l'emozione dell'ascolto dal vivo di un'opera che ha saputo vincere su ogni tipo di passaggio generazionale e continua a farlo, numeri alla mano. E che si prepara a farsi ascoltare a Padova, nel mezzo di un tour italiano che passerà per teatri, palasport e club, per ben due volte visto che il prossimo 10 febbraio approderà anche all'Hall.
A dirsi soddisfatto è De Gregori stesso «perché sicuramente avere scritto delle cose che piacciono sia ai miei coetanei, sia a chi potrebbe essere mio figlio o addirittura a chi potrebbe essere mio nipote, stabilisce il fatto che in queste canzoni c'è qualcosa di buono. E quindi per me che le ho scritte, insomma, sì, è una soddisfazione». Eppure, nonostante il mezzo secolo di distanza, alcune storie sembrano appartenergli ancora. «Sicuramente i sentimenti che stanno dietro alle storie che ho raccontato in questo disco ancora mi appartengono riconosce il cantautore romano - perché c'è molto amore, molta passione e c'è anche un certo sguardo sulla società che ancora coltivo. Anche se ovviamente sono un uomo molto diverso da allora».







